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Giovanna, a differenza mia, ha studiato l’arte e l’ha praticata molto durante la vita. Al suo senso del bello accompagna una vasta cultura, classica ed umanistica prevalentemente, formata in un’epoca in cui lo studio era attività più seria di oggi ed i maestri erano tutti pozzi di scienza.

Ho la fortuna di averla come suocera, madre acquisita, amata e stimata.

Le ho fatto vedere i miei tre dipinti, ovviamente. I primi due le hanno suscitato solamente un sorriso silenzioso. Nel suo codice di donna educata e gentile, ma incapace di mentire, il silenzio ha significato “non mi piace”.

Il terzo ed ultimo dipinto (il vaso) ha sortito inaspettatamente un suo apprezzamento. Mi ha detto: questo mi piace, ma lasciati dare qualche dritta. Certo! Mentre Giovanna parlava, davanti al dipinto, era come se mi venissero svelate cose sensatissime, quasi ovvie, che avrei dovuto intuire da sola ma, chissà perché, da sola non avevo pensato.

Cosi ho un po’ modificato il dipinto (nella foto il vaso com’è ora).

Oggi Giovanna ha visto nuovamente la tempera e mi ha detto: bene, ma dovresti avere il coraggio di andare libera, non farti condizionare da quello che vedi. Andare di fantasia, distorcere, creare, abbandonare la realtà.

…. Ci ho pensato…. Ma non ci sono riuscita. Stravolgere tutto…. Abbandonare…..perché – dico io – se ho preso un  riferimento? Se guardo un vaso, lui mi condiziona perché è bello ed io aspiro a comprenderne la bellezza. Mi posso prendere le libertà che voglio, certo, ma LUI è lì che mi guarda e dice: riproducimi se ci riesci. Io lo prendo come riferimento e non lo posso abbandonare: non mi sento così capace da trascurare la sua essenza ed andare tanto oltre.

Forse lo potrei fare meglio sugli elementi di contorno?

insomma… Ci sarebbe ancora tanto da lavorare e sperimentare.

Grazie Giovanna. Ad maiora!

 

 

Giovanna

Ecco una nuova tempera. Ero partita con l’idea di un paesaggio in stile Hopper ed avevo trovato anche una foto cui ispirarmi, con un bel contrasto di luci e colori vividi.
Ma nel lineare dipanarsi del mio progetto è intervenuto a gamba tesa Antonio.

Antonio… ha un modo di essere concreto ed umile difficile da descrivere.
Mi ha detto: è troppo facile, se non disonesto, rappresentare una bella foto altrui, la bravura in questo caso non è tua, ma è del fotografo. Se vuoi esercitarti prendi un oggetto qualsiasi e fatti ispirare da lui, fai una natura morta.

Ho accettato il consiglio: in fondo lui non ha tutti i torti. È una prospettiva molto umile, ma anche una prova delle proprie reali capacità.
Mi sono seduta davanti al cavalletto e mi sono girata di 20 gradi sollevando lievemente lo sguardo. Nel mio campo visivo c’era un mobile con sopra un vaso di vetro dalla foggia molto mossa e rose secche in contro luce.image

Dipingi la prima cosa che vedi

Un giorno di circa sei mesi fa ho pensato: perché no? Perché far passare ancora anni senza provare a realizzare ciò che da bambina fermamente credevo essere il motivo della mia vita? È così, a 41 anni suonati e due figli, marito e lavoro, ho deciso di procurarmi un cavalletto, pennelli, cartoncini e tempere. Ed ho cominciato a dipingere. Il divertimento è stato massimo ed i miei amici hanno apprezzato.

Ho riprovato con piacere la sensazione che da bambina e ragazzina provavo quando, finito un disegno, ricevevo i complimenti sinceri di chi mi stava intorno. A scuola ero nota per la mia bravura nel disegno. Una ragazzina con un’attitudine spiccata, innegabile. Ho passato la mia infanzia, mi dicono che ho cominciato ad un anno, a disegnare, disegnare, disegnare. Disegnavo storie di mia invenzione e cartoons, principalmente. Più grandicella mi cimentavo nei ritratti.

E poi cosa è successo? Alla fine della terza media, mia madre pose un veto insuperabile alla mia scelta di frequentare un liceo artistico. Perché quello dell’artista non è un vero lavoro, ovviamente, e quel liceo artistico era in un luogo distante ed era malfamato. È così frequentai il liceo scientifico. E poi? Per trovare più facilmente un impiego, questa era la convinzione, fui indirizzata verso la facoltà di giurisprudenza. E siccome non mi è mai dispiaciuto studiare, ho portato dignitosamente a casa una laurea in legge.

I miei studi e la mia vita hanno preso quindi una direzione contraria a quella dell’arte, non fosse che la città che ho scelto ed in cui vivo è …Firenze. A Firenze ho trovato l’amore ed un lavoro come funzionaria dell’Università (per fortuna in questo gli studi mi sono serviti). Vivo con la mia famigliola in un piccolo paese alle porte della città. Il ricordo della mia vena artistica ed il desiderio di fare qualcosa con colori e pennelli è rimasto sepolto dentro di me per anni, prima per fare spazio agli studi in legge, poi per il lavoro e la famiglia…. Fino a circa sei mesi fa. Mi sono detta: io ero nata con un’inclinazione. Non è giusto fare finta di niente per una vita intera.

Ho quindi realizzato i miei primi due dipinti a tempera. Sono stati i primi in assoluto, perché da ragazzina avevo lavorato sempre e solo con lapis, penne o carboncini. Sono stata felice, cosi tanto felice da volerlo fare e rifare ancora. Ho pubblicato le mie tempere su facebook e sono state molto apprezzate. Ho creato questo blog perché voglio avere un posto virtuale dove condividere i miei lavori con chiunque voglia.

Sara S.

Perché no?