IMG_20180507_164651_246I giorni ed i mesi passano in modo troppo rapido. Le stagioni si alternano ma, sul mio cavalletto ormai saldamente collocato in cucina, e’ sempre presente una tela.

Ho avuto lo straordinario piacere di esporre i miei dipinti, per la prima volta, grazie alla speciale, vulcanica amica Sofia che mi ha incoraggiata ed ha organizzato per me una mostra nella sua gelateria (foto sopra), con tanto di accompagnamento musicale. Esperienza fantastica.

Ho avuto l’ingaggio per un’altra esposizione ma per ora ho deciso di far passare un po’ di tempo, per aver qualcosa di nuovo da mostrare.

Intanto ho scodellato due marine (vagamente scorci delle zone di Tramonti e della Venere Azzurra), tutte di memoria e fantasia. Poi una terza marina notturna con luna, sempre di pura immaginazione (questa volta suggestionata da Punta Corvo). Foto sotto.

Infine sono tornata a dipingere da un soggetto reale, e devo dire che questa e’ la via migliore per ottenere buoni risultati. Ho rappresentato, traendo da una bella foto di Antonio, l’estate sulle colline che circondano Caselline (ultima foto).

Poi mi sono successe le seguenti cose straordinarie. Ho conosciuto Donata, una persona che, in zona, e’ un punto di riferimento per chi frequenta l’arte. Discendente di una famiglia che ha dato lustro all’arte e non solo, colta, affabile e gentile come pochi, mi ha ospitata, ha apprezzato i miei lavori e mi ha dato qualche importante dritta. Su suo consiglio mi sono associata ad un importante gruppo di artisti locale, da cui spero di trarre stimoli ed insegnamenti.

Sono stata scelta per partecipare con la mia “donna con ombrello rosso” alla prima biennale d’Arte a Catania. Ad ottobre faro’ quindi questa nuova esperienza in Sicilia.

Infine, l’altro giorno, comprando nuove tele, mi sono ritrovata in mano un bando per un concorso artistico qui a Firenze. Scade dopodomani. Ho pensato: perche’ no. Provo anche questa.

Sara Sturlese

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Piano piano, la piccola pittrice autodidatta va avanti

Mentre dipingevo questo ho pensato ad alcune tipologie di individui che tutti hanno  prima o poi  l’occasione di incontrare.

Queste persone ambiscono, come e’ giusto,  ad affermare se stesse. Nel fare questo tuttavia non si preoccupano di commettere atti a discapito altrui, danneggiando e soverchiando chi e’ considerato un anche piccolo impedimento al loro incedere.

Ecco, a questi animosi dico: ammirate l’universale bellezza, di cui non siete altro che un insignificante risibile infinitesimo, e rilassatevi.

Sara Sturlese

Insignificante infinitesimo

 

Con questo dipinto sono tornata alle origini. Per anni, da bambina e ragazzina, ho esclusivamente illustrato storie partorite dalla mia mente. Era il modo per me più spontaneo: l’arte prodotta da un’idea che affascina e che ha bisogno di venir espressa. Un modo un po’ infantile di fare arte: oggi me ne rendo conto.

Ora mi cimento nel rappresentare la realtà. Penso siano stadi successivi nella scala evolutiva dell’arte, se il concetto mi si può passare.

Nel Medioevo lo scopo ideal-illustrativo dell’arte era la regola. Fra tre e quattrocento, qualche artista abbandono’ quest’uso e si spinse nell’imitazione del vero.

Ho sempre avuto un debole per gli artisti che ebbero all’epoca il coraggio di lanciarsi alla ricerca del vero, mantenendo tuttavia lo stile, le forme, la serenità frutto del loro ideale, prodotto di una cultura e di una pratica secolari.

Questo dipinto mi ricorda un’illustrazione ed inconsciamente il soggetto e’ stato medioevale. Prodotto di una fantasia, frutto di un’idea e con una pretesa di avvicinamento al vero quasi nulla.

I just wanna have fun … Ed il prossimo esperimento lo farò abbandonando le mie idee e partendo da qualcosa di reale (cosa che, al netto di tutto, credo dia maggiori possibilità espressive).

Alla prossima

L’idea, il Medioevo, l’illustrazione

image (1)Metti un periodo un po’ strano della vita e la voglia, sempre più forte, di andare avanti con con una passione che dà soddisfazione. Imparo, sperimento e le cose vengono facili, facilmente mi escono dalle mani, di getto, come dovrebbe essere.

Ho scoperto la pittura ad olio. Da tempo mi incuriosiva e mi domandavo in cosa potesse consistere. I colori sono vivi, brillanti e si amalgamano che è una bellezza. Inoltre la mano non asciuga se non dopo giorni e questo consente di ritornare su tutto e realizzare belle e facili sfumature. Viene tutto di getto e molto “impressive”; al contrario con l’acqua i colori asciugano subito, quindi ogni intervento si sovrappone al precedente e l’amalgama complessiva richiede una lavorazione di cesello. Inoltre con le tempere i colori non sono mai vivissimi, ma rimangono tenui, come un disegno a pastello.

Insomma, un dipinto ad olio sta ad uno con le tempere come un flash visionario e brillante sta ad un’illustrazione didascalica. Due modi e due prodotti diversi, belli entrambi, ma senza dubbio il primo da’ maggiori possibilità espressive, con meno fatica. Questa è la mia opinione frutto del primo esperimento.

Dunque… Il mio primo esperimento con l’olio. Mi ero un po’ informata sui materiali e sulle modalità durante l’estate. Antonio in luglio mi aveva regalato un bel kit. Ho aspettato di rientrare dalle ferie fremendo per il desiderio di cominciare e vagheggiando possibili soggetti. Il primo giorno dopo il rientro, lunedì 28 agosto, sono tornata dal lavoro nel pomeriggio alle 4 e la sera stessa avevo già terminato il dipinto, salvo piccole modifiche sugli alberi che ho apportato la sera successiva.

Ho deciso di andare di fantasia e di getto ed ho fatto bene. Ho tante immagini in testa e fra di esse il paesaggio notturno con luna mi ha sempre ispirato. Ovviamente è venuta una cosa naif, con una strana luna ellittica, ma credo che questo sia quanto ci si debba aspettare da una pittrice autodidatta, in fase totalmente sperimentale.

Sono soddisfatta, più che altro per la facilità di esecuzione, e sto ricevendo tanti complimenti. Mi domando quali e quante possibilità espressive posso tentare, ad esempio dipingendo dal vero. Mi si muove in petto anche la voglia di sperimentare la cosa più emozionante, ovvero la figura umana, sempre traendo dal mio immaginario. Vagheggio una composizione ispirata alle figure di Dolcino e Margherita, legati ai ceppi, in attesa della loro fine.

Prima però devo fare i conti con due o tre cosette pratiche:

1. Il ritorno dei bambini; 2. La cucina/soggiorno occupata dalle mie carabattole che puzza di trementina ed acquaragia; 3. Antonio che si preoccupa perché mi ha visto tipo invasata e teme che io non mi curi più di niente se non di dipingere (in effetti…).

Stay tuned!

Sara Sturlese

L’olio: ho scoperto l’America

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Giovanna, a differenza mia, ha studiato l’arte e l’ha praticata molto durante la vita. Al suo senso del bello accompagna una vasta cultura, classica ed umanistica prevalentemente, formata in un’epoca in cui lo studio era attività più seria di oggi ed i maestri erano tutti pozzi di scienza.

Ho la fortuna di averla come suocera, madre acquisita, amata e stimata.

Le ho fatto vedere i miei tre dipinti, ovviamente. I primi due le hanno suscitato solamente un sorriso silenzioso. Nel suo codice di donna educata e gentile, ma incapace di mentire, il silenzio ha significato “non mi piace”.

Il terzo ed ultimo dipinto (il vaso) ha sortito inaspettatamente un suo apprezzamento. Mi ha detto: questo mi piace, ma lasciati dare qualche dritta. Certo! Mentre Giovanna parlava, davanti al dipinto, era come se mi venissero svelate cose sensatissime, quasi ovvie, che avrei dovuto intuire da sola ma, chissà perché, da sola non avevo pensato.

Cosi ho un po’ modificato il dipinto (nella foto il vaso com’è ora).

Oggi Giovanna ha visto nuovamente la tempera e mi ha detto: bene, ma dovresti avere il coraggio di andare libera, non farti condizionare da quello che vedi. Andare di fantasia, distorcere, creare, abbandonare la realtà.

…. Ci ho pensato…. Ma non ci sono riuscita. Stravolgere tutto…. Abbandonare…..perché – dico io – se ho preso un  riferimento? Se guardo un vaso, lui mi condiziona perché è bello ed io aspiro a comprenderne la bellezza. Mi posso prendere le libertà che voglio, certo, ma LUI è lì che mi guarda e dice: riproducimi se ci riesci. Io lo prendo come riferimento e non lo posso abbandonare: non mi sento così capace da trascurare la sua essenza ed andare tanto oltre.

Forse lo potrei fare meglio sugli elementi di contorno?

insomma… Ci sarebbe ancora tanto da lavorare e sperimentare.

Grazie Giovanna. Ad maiora!

 

 

Giovanna

Ecco una nuova tempera. Ero partita con l’idea di un paesaggio in stile Hopper ed avevo trovato anche una foto cui ispirarmi, con un bel contrasto di luci e colori vividi.
Ma nel lineare dipanarsi del mio progetto è intervenuto a gamba tesa Antonio.

Antonio… ha un modo di essere concreto ed umile difficile da descrivere.
Mi ha detto: è troppo facile, se non disonesto, rappresentare una bella foto altrui, la bravura in questo caso non è tua, ma è del fotografo. Se vuoi esercitarti prendi un oggetto qualsiasi e fatti ispirare da lui, fai una natura morta.

Ho accettato il consiglio: in fondo lui non ha tutti i torti. È una prospettiva molto umile, ma anche una prova delle proprie reali capacità.
Mi sono seduta davanti al cavalletto e mi sono girata di 20 gradi sollevando lievemente lo sguardo. Nel mio campo visivo c’era un mobile con sopra un vaso di vetro dalla foggia molto mossa e rose secche in contro luce.image

Dipingi la prima cosa che vedi

Un giorno di circa sei mesi fa ho pensato: perché no? Perché far passare ancora anni senza provare a realizzare ciò che da bambina fermamente credevo essere il motivo della mia vita? È così, a 41 anni suonati e due figli, marito e lavoro, ho deciso di procurarmi un cavalletto, pennelli, cartoncini e tempere. Ed ho cominciato a dipingere. Il divertimento è stato massimo ed i miei amici hanno apprezzato.

Ho riprovato con piacere la sensazione che da bambina e ragazzina provavo quando, finito un disegno, ricevevo i complimenti sinceri di chi mi stava intorno. A scuola ero nota per la mia bravura nel disegno. Una ragazzina con un’attitudine spiccata, innegabile. Ho passato la mia infanzia, mi dicono che ho cominciato ad un anno, a disegnare, disegnare, disegnare. Disegnavo storie di mia invenzione e cartoons, principalmente. Più grandicella mi cimentavo nei ritratti.

E poi cosa è successo? Alla fine della terza media, mia madre pose un veto insuperabile alla mia scelta di frequentare un liceo artistico. Perché quello dell’artista non è un vero lavoro, ovviamente, e quel liceo artistico era in un luogo distante ed era malfamato. È così frequentai il liceo scientifico. E poi? Per trovare più facilmente un impiego, questa era la convinzione, fui indirizzata verso la facoltà di giurisprudenza. E siccome non mi è mai dispiaciuto studiare, ho portato dignitosamente a casa una laurea in legge.

I miei studi e la mia vita hanno preso quindi una direzione contraria a quella dell’arte, non fosse che la città che ho scelto ed in cui vivo è …Firenze. A Firenze ho trovato l’amore ed un lavoro come funzionaria dell’Università (per fortuna in questo gli studi mi sono serviti). Vivo con la mia famigliola in un piccolo paese alle porte della città. Il ricordo della mia vena artistica ed il desiderio di fare qualcosa con colori e pennelli è rimasto sepolto dentro di me per anni, prima per fare spazio agli studi in legge, poi per il lavoro e la famiglia…. Fino a circa sei mesi fa. Mi sono detta: io ero nata con un’inclinazione. Non è giusto fare finta di niente per una vita intera.

Ho quindi realizzato i miei primi due dipinti a tempera. Sono stati i primi in assoluto, perché da ragazzina avevo lavorato sempre e solo con lapis, penne o carboncini. Sono stata felice, cosi tanto felice da volerlo fare e rifare ancora. Ho pubblicato le mie tempere su facebook e sono state molto apprezzate. Ho creato questo blog perché voglio avere un posto virtuale dove condividere i miei lavori con chiunque voglia.

Sara Sturlese

Perché no?